Mamma, mi racconti una storia?

“Mamma, mi racconti una storia?”
Se avete un figlio questa richiesta l’avrete sentita milioni di volte.
Ma attenzione: i bambini non si accontentano di fiabe già sentite, di racconti scontati e di storie banali; come noi e più di noi cercano quella concretezza che inseguiamo tutti, sempre.

Come genitore devi essere rapido, veloce, esaustivo. Non puoi liquidare proprio nessuno con un ‘aspetta che ci penso’ o con altre scuse banali.
Alla richiesta di una nuova storia devi rispondere immediatamente con qualcosa che si agganci alla realtà e che non sia troppo scontato tanto da perdere all’istante l’attenzione di tuo figlio.
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… Eccola, ce l’ho!
“Arianna, che ne dici di una storia sul caffè?”
“No mamma dai, non me lo fai nemmeno assaggiare!!!! No, non la voglio!”
“Mhhhh… e se ti dicessi che parleremo di capre, monaci e di un Paese lontano e misterioso come lo Yemen?”
“Davveroooo? Allora sì! Vai mami!”
I suoi occhi si fanno attenti, grandi. Le pupille prendono tutto lo spazio necessario.
Lei è a pancia in giù, sul letto, con le manine che sorreggono la testa. È rilassata, concentrata, curiosa.
Ce l’ho in pugno…

… C’era una volta Kaldi, un pastorello dello Yemen che portava ogni giorno le sue capre al pascolo.
Kaldi amava cantare gioioso mentre le sue caprette vagavano felici alla ricerca di erba fresca da sgranocchiare e si sedeva sempre su qualche roccia gigante e calda a immaginare il suo futuro.
“Chissà come sarò da grande… chissà quando smetterò di essere un pastore e diventerò il capo di tutto lo Yemen…”
Come ogni bambino fantasticava in grande sul suo futuro e come ogni bambino amava perdersi nei suoi pensieri.
Un giorno però la combinò grossa: si era distratto più del dovuto e guardandosi intorno vide che delle sue capre non c’era più neanche l’ombra.

Partì alla loro ricerca, le chiamò disperatamente, fino a quando il suo intuito non lo portò tra cespugli profumati pieni di bacche rosse.
Le capre ghiotte di quelle bacche le stavano gustando a più non posso e, chissà perché, sembravano tutte eccitate e attive.

Kaldi se ne uscì dicendo “ma vi sembra il caso di sparire per mangiare queste cose?”, quasi come se le capre gli avessero potuto rispondere.
Le sue amiche comunque gli andarono incontro e lo seguirono; era il loro pastore, la loro guida.
Tutte però saltavano felici quasi senza riuscire a stare ferme.
Kaldi osservò prima le capre e poi quelle misteriose bacche lucide. Decise di prendere un po’; doveva assolutamente capire di che cosa si trattasse…

“Mamma, era caffè?”
“Sì Arianna, ma aspetta…”
“Non è vero, il caffè non è affatto rosso!”
“Ah sì? Sei proprio sicura? Attenzione piccolina perché ti stai proprio per sbagliare”

… Kaldi più risoluto che mai portò le bacche rosse al monastero di Chehodet e le consegnò all’istante ai monaci. Loro avrebbero di certo risolto quel mistero.
Il pastorello raccontò l’accaduto e così i monaci decisero di studiare quelle strane palline rossastre.
Prepararono un decotto e per verificarne l’effetto pensarono di berne un po’.
L’effetto era stupefacente: riuscivano a stare svegli per ore e ore senza accusare la stanchezza.
Quelle bacche erano magiche e uniche e conferivano a chiunque le mangiasse una carica stratosferica mai provata prima.
I monaci chiamarono quella strana bevanda eccitante “qahwa” proprio per il suo effetto stimolante.
Da quel giorno non ne fecero più a meno e diffusero la qahwa con le sue bacche misteriose in tutto il Paese.

Kaldi, il piccolo e povero pastorello, aveva fatto una scoperta esorbitante; senza rendersene conto aveva regalato al mondo intero quello che noi oggi chiamiamo “caffè”.

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